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12月2日 La magia del tempoLa magia del tempo
Una nuvola sparsa nel cielo: ecco quanto rimane nello sguardo di chi, chiuso nelle ombre del sogno, riesce ancora a vedere. Questo correva nei pensieri dell’uomo e per quanto si accaniva a scacciarlo dalla mente, il pensiero rimaneva fisso; chiudeva e riapriva gli occhi, ma quella nuvola isolata nel cielo compariva sempre nello sguardo, uno sguardo perso nel tempo e nello spazio.
Una bella giornata primaverile e come sempre si alzava per recarsi al lavoro, forse non del tutto allegro e negli occhi il tempo passato nei grandi deserti, nei mondi sconosciuti, impervi ma affascinanti di paesi lontani...; l’ufficio è un po’ stretto, ma la mente ha un’infinità di spazio per raccogliere i ricordi e in un lampo farli passare davanti agli occhi. Quel fastidio improvviso è comparso fulmineo ed allora sembrava solo un piccolo dolore, quanto piccolo nei confronti delle tante avversità passate ed affrontate con coraggio e, perché no, spirito di avventura che da sempre lo avevano contraddistinto. “Che sarà mai si diceva, in fondo è solo un banale rigonfiamento!”. La giornata passa tra scartoffie di ufficio, carte scritte e riscritte su fogli che rimangono bianchi, senza suoni, senza parole, senza le voci del mondo sognato. Il fastidio riprende e si fa sempre più insistente; quel lampo fulmineo scatena il temporale, la tempesta che caratterizzerà il resto dei suoi giorni. Il deserto, torrido ed arso dal sole bruciante ed una improvvisa tempesta di sabbia: una corsa, un riparo in attesa della fine …. “Ma che vado a pensare, maledetti ricordi!”. Come in un sogno reale nei giorni seguenti cominciano a correre camici bianchi, lunghi corridoi, lager di immagini e dolore e paura, quel terrore che si insinua nella mente, nel cuore, che prende ogni spazio dell’anima, ogni centimetro di quel corpo che sembra disgregarsi come cera bruciata lentamente dal fuoco del male. “Non arrenderti, lotta con forza…” Giungono da lontano le voci di chi nel tempo ti trasmette ricordi che come gocce d’acqua allentano quel fuoco, che come fiammelle di speranza ti spingono a guardare avanti, a vedere una luce oltre il buio. Passano i giorni, tra il soffitto ed il cielo, tra i ricordi ed il dolore, tra la paura e la speranza: un turbinio di voci, di ricordi e di pensieri che affollano la mente stanca ed un corpo che ancora più stanco si rifiuta di reagire. Disteso nell’ombra, gli occhi socchiusi, tutto sembra svanire e crollare nel buio; dolcemente compare la quiete e nel sonno i suoi occhi rivedono quell’immagine lontana nel tempo, ma vicina e per sempre sua: una spiaggia, il mare increspato, la neve che candida ricopre la sabbia e si scioglie nell’acqua, i capelli sfiorati dal vento, un abbraccio, una tenera e dolce stretta di mano. Ed ancora quel segno donato, una protezione nascosta, un rifugio per sempre. Le parole ritornano e l’eco martella la mente, la visione distrugge i suoi occhi, il ricordo sconvolge il suo corpo. Una voce lontana dolcemente sussurra: “Non lasciare che il buio avanzi, lascia spazio alla luce: quel segno conserva la magia di un sogno, quel sogno di vita che non brucerà come cera arsa dal fuoco del male, quel sogno che non sarà spazzato via dalla tempesta di sabbia, quel sogno che non scomparirà nel temporale, ma che diverrà realtà risorta tra la cera, tra i granelli di sabbia, tra le pozze dell’acqua piovana, nell’arcobaleno che guida la nuvola sparsa nel cielo, nelle onde increspate dal vento, tra la coltre di candida neve, nell’abbraccio e la tenera stretta di mano, nella forza e il coraggio di quel segno per sempre per te e con te. Credi nella sua magia ed il tuo cammino per ora buio porterà alla luce della vita!”.
9月5日 La gara del sole e del vento
Una lunga distesa di spiaggia incontaminata in cui i granelli di sabbia ad uno ad uno si uniscono e fanno a gara per toccare il mare, cercando l’infinito dell’orizzonte in cui si perdono i suoi occhi ed il suo cuore.
Frammenti di nuvole si rincorrono, cercando di raggiungere l’infinito del cielo in cui si perde la sua anima. Una vela lontana cattura i suoi occhi, con essa galleggiano ed ondeggiano. A fatica fronteggiano la barricata del sole ed intravedono il vibrare delle ali. Un gabbiano rincorre le nuvole, raccoglie i granelli di sabbia, sfiora le gocce del mare e raggiunge la vela, si posa, galleggia ed ondeggia. Il vento trasporta la corsa di una bambina, nei piedi i granelli di sabbia si dividono lasciando una scia, le onde del mare accarezzano i suoi piedini, dolcemente la sabbia respira. I suoi occhi si alzano al cielo, una corolla di petali di nuvole accarezzano i raggi del sole e solleticano il gabbiano. Le sue risa si spandono nel cielo. Vagano verso il mare ancora ed abbracciano la vela, trasportata dolcemente dal vento ridente. Continua a sorridere il gabbiano, mentre afferra i piedini della bimba e nelle sue ali trasporta i granelli di sabbia, lievemente accarezzati dal mare. Il vento divertito dà il fischio dell’inizio: partono le nuvole, partono i granelli partono le onde del mare, i piedini della bambina corrono insieme alle ali del gabbiano; tra le risa che costeggiano la pista azzurra del cielo le curve improvvise diventano linee infinite, illuminate dal tepore del sole e lambite dalla brezza del vento. Urla ridente il vento: “Ancora più avanti, ancora più in alto, correte, volate, il cielo ed il mare non sono finiti, non avete raggiunto il traguardo!” Di chi sarà la vittoria? Delle nuvole? Dei granelli di sabbia? Delle onde del mare? Dei piedini della bambina? Delle ali del gabbiano? Il vento ed il sole devono decidere: sono arrivati tutti insieme, tutti in un unico blocco, la vittoria agli occhi, al cuore e all’anima. Rimane lontana la lunga distesa di sabbia, percorsa nel mezzo dalla lunga scia. Chiunque riconoscerà quel tratto e se si lascerà trasportare nella gara del vento e del sole correrà e volerà lontano verso il traguardo della vita. Chiara Sassi 8月23日 Il sentiero del monte
Il Sentiero del Monte E’ quasi l’alba e sto come al solito facendo la mia corsa mattutina, ripetendo il solito rito liberatorio del mio circolo vizioso: la corsa fuga le ansie e le paure e posso iniziare la mia giornata, che porterà quasi inevitabilmente ad accumulare di nuovo ansie e paure e arriverà, dopo la notte, a cercare la liberazione nella corsa. Mi ritrovo ai piedi del monte, quel monte che tutte le mattine intravedo e faccio finta di non vedere, quasi per scaramanzia. La nebbia addensante di stamattina ne nasconde ancora più violentemente la cima. E’ ancora buio ed il cielo non lascia filtrare neanche una stella; l’alba purtroppo non e’ che uno spiraglio di luce, in un cielo che promette solo pioggia. All’improvviso un lampo illumina, anche se per un brevissimo istante, un sentiero, mai visto prima, o meglio che mai avevo avuto il coraggio di andare a cercare. Tra le ombre si distinguono solo arbusti e rovi, che resistono al vento incalzante e che tenacemente ostruiscono la via, impedendo a chiunque il passaggio con i loro incroci, quasi armati. Profonda e radicata nel mio cuore è la paura del buio e dell’ignoto, di volti che improvvisamente riappaiono, senza mai scomparire, nella mia mente. Essi mi gelano; così come il freddo, di queste prime ore di un mattino di settembre, sta facendo sulla mia pelle, percorsa da un brivido paralizzante. Il lampo balena nei miei occhi e dalla mente arriva fulminea la visione di tutti i ricordi del passato che fermi, congelati e radicati, hanno costruito, così come quei rovi e quegli arbusti, un muro pesante, che altrettanto tenacemente chiude la mia strada. Il tuono che segue al lampo e’ quasi una sveglia improvvisa; la scossa elettrica, che sembro percepire, sblocca improvvisamente la mia mente, il mio sguardo fisso ed il mio corpo. Allora comincio a correre, quasi impazzita, spinta dall’elettricità dell’aria, cercando di sfruttare al massimo e rapidamente l’energia del temporale. Comincio a salire il sentiero, inebriata dalla forza del vento, percorsa da brividi sottili che avvampano il mio volto e che spingono le mie mani, con forza a scostare gli arbusti, a liberare la strada da quegli incroci maledetti. Sono velocissima, il cuore batte furioso; salgo, salgo sempre più in alto, dove la nebbia si dirada, dove comincio ad intravedere la luce dei raggi del sole. Arrivo alla cima e quasi per incanto la vedo e m'immergo di nuovo nei pensieri. Sono di nuovo paralizzata, ma dal calore che sta sciogliendo il gelo e che mi permette di guardare in basso, verso i piedi del monte, attraverso gli arbusti ed i rovi tenaci, attraverso la nebbia addensante. Respiro a pieni polmoni, l’energia e’ finita, i battiti del cuore rallentano e posso riprendere la discesa, ripercorrendo il sentiero che ora mi lascia passare tranquillamente. Riprendo la mia giornata di lavoro. Domani mattina tornerò a correre, verrò a trovare il mio monte e ne raggiungerò la cima; forse ho spezzato quel maledetto circolo vizioso. Sicuramente però non farò finta di non conoscerti, Monte. Chiara Sassi
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